giovedì 19 aprile 2007

Così va la vita



Non se ne è parlato abbastanza della morte di Vonnegut, o forse sono stato io a non riuscire ad ascoltare granché. L'ho saputo una settimana fa, mentre bevevo un frappè ad un bar. Chi me l'ha raccontato l'ha saputo leggendo la notizia sul televidio (lo stesso televideo da cui ha saputo che Pasquale Finicelli - alias Mirko dei Bee-hive nella serie televisiva ispirata a Kiss me Licia - lavora come autista di autobus). Ho pianto. Oddio, non proprio, giusto qualche lacrima che non sono riuscito a controllare. La cosa ha sconvolto la ragazza che sedeva di fronte a me, probabilmente si sarà domandata che razza di deficente è uno che piange per la morte di uno scrittore.
Avrei voluto scrivere qualcosa, ma in questo periodo le parole sembrano avermi abbadonato (e la prova è l'aver scritto "le parole sembrano avermi abbadonato", che non è che sia proprio il massimo dell'originalità). Così ho pensato a qualche citazione, ho sfogliato i libri che avevo, le interviste on line, cercando di evitare il più possibile Mattatoio N 5, a causa di quella sindrome da intellettuale spocchioso che a volte mi prende e che mi fa dire: "Naaaaaa, non posso citare proprio questa roba che conoscono tutti... devo trovare la minuzia che non conosce quasi nessuno". Insomma, una cosa ridicola.
Ho cominciato con lo sfogliarlo e poi ho letto il primo capitolo. Poi sono passato al secondo, al terzo e così via, riempiendo di orecchiette l'intero libro. Alla fine ho pensato di rileggere tutti i libri di Vonnegut che ho o, meglio ancora, di comprare tutti quelli che non ho ancora letto. Questo perchè c'era un piccolo paragrafo in quel romanzo che sembrava essere un addio grandioso e un per sempre ancora più brillante.

La cosa più importante che ho imparato su Tralfamadore è che quando una persona muore, muore solo in apparenza. Nel passato è ancora viva, per cui è veramente sciocco che la gente pianga al suo funerale. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno. I tralfamadoriani possono guardare i diversi momenti proprio come noi guardiamo un tratto delle Montagne Rocciose. Possono vedere come tutti i momenti siano permanenti, e guardare ogni momento che gli interessa. E' solo una nostra illusione di terrestri credere che ad un momento ne segue un altro, come nodi su una corda, e che quando un istante è passato sia passato per sempre.
Quando un tralfamadoriano vede un cadavere, l'unica cosa che pensa è che il morto, in quel momento, è in cattive condizioni, ma che la stessa persona sta benissimo in un gran numero di altri momenti. Oggi anch'io, quando sento dire che è morto qualcuno, alzo le spalle e dico ciò che i tralfamadoriani dicono dei morti, e cioè: "Così va la vita".

Ciao Kurt.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Cosi' anche tu saluti Kurt...


Da tutti noi un grande Addio...

Ifona