La società cyborg si estende entro i confini del capitalismo multinazionale, dal Giappone all'Europa al Nord America alle ènclaves più ricche del secondo e terzo mondo, e così fa la soggettività cyborg.
La soggettività cyborg è presente ovunque gli indivdui abbiano accesso all'interfaccia di quell'apparato complesso che lega fra loro macchine/schermi/pc/modem/fax/satelliti/televsioni via cavo/telefoni celluari ecc. del tardo capitalismo. In queste società ad alto potenziale tecnologico non solo siamo avvolti un una "meccanosfera" che potezia ed estende la nostra attività sensomotoria, ma siamo anche immersi in uno spazio mediatico e cibernetico che avviluppa i nostri corpi in quasi tutti i momenti dell'esistenza e a un livello quantitativo e qualitativo che non ha precedenti nella storia umana. Questa tecnologia è descritta da alcuni come un sistema nervoso esterno collegato a noi tramite una variertà di apparati, dispositivi, microconnessioni. Le immagini cruciali in questo genere di connessioni sono quelle delle protesi e dell'interfaccia, che a loro volta generano la visione di una soggettività "prostetica" e di un corpo "cablato".
Alessandro Gomarasca
La metafora del vestiario per designare l'interfaccia fra sé e tecnosfera implica che la corporeità è stata rivoltata dal dentro al fuori, proiettata verso la superficie dove l'esperienza tecnologica è stata trasformata in un ornamento che inscrive il corpo di nuovi significati.
Figueroa Sarriera

2 commenti:
figo... O.O
Daisy
manca la citazione a jamiroquai di Virtual Insanity! XDDD
ok, non parlo più!
W i marta sui tubi, ehhh!!!
baci baci
Frappa.
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